domenica 31 marzo 2019




E alla fine c’è la vita” è il romanzo di esordio di Davide Rossi, e racconta le vicende di alcuni studenti universitari (Mario, Marco, Marika, Marianna e loro amici). La loro vita si svolge in una Pavia universitaria, a cui si fa riferimento con veloci pennellate perché a fare da protagonista  in realtà  è la solitudine e la confusione esistenziale di questi ragazzi.   Questo ha tutte le sembianze di un romanzo corale, in cui anche i nomi dei protagonisti giocano un ruolo importante:  la loro quasi somiglianza, ogni tanto confonde il lettore, ma penso che sia una sensazione che l’autore voglia suscitare appositamente, quasi come a documentare il comune malessere sociale, che in modi e per motivi diversi, colpisce ciascuno di loro. E così vediamo Marco, angosciato da un rapporto conflittuale con i genitori, in particolare con il padre, di cui non ci vengono spiegate le origini, che si abbandona  completamente all’alcol e alla droga insieme ai suoi coinquilini; Mario che finisce in ospedale, provato dagli eccessi a cui si è concesso; Marianna anch’essa, che  si lascia vincere da qualsiasi tentazione sessuale; e Marika, una studentessa spagnola a Pavia con il progetto Erasmus, che,  in un momento di debolezza, durante una festa universitaria, si butta tra le braccia  di un viscido e depravato professore. Ciascuno dei ragazzi è accomunato da un forte desiderio di vivere senza però riuscire a dargli una direzione sana e coerente,  con il risultato che il tutto termina in un’ubriacatura di sensazioni e emozioni che li avvolge in una spirale vorticosa verso il proprio annullamento.  Anche il titolo in questo romanzo ha il suo ruolo fondamentale, perché funge da “faro nella notte” durante la lettura e si intuisce che in qualche modo ognuno di loro capirà, anche grazie alle conseguenze dei loro eccessi, che alla fine di tutto ciò che gli accade  “… c’è la vita”.
Lo stile del romanzo, adatto ad una sceneggiatura,  è abbastanza atipico, e a qualcuno potrebbe infastidire però a mio parere, aiuta a capire meglio l’ essere “monadi” dei ragazzi, l’ incapacità di comunicare tra di loro e perfino a loro stessi, il disagio interiore che li attanaglia e che sfocia in modi così trasgressivi e autodistruttivi.
Questo è un romanzo che consiglio vivamente a chi vuole cimentarsi nella lettura di nuovi modi di raccontare storie e non ama le sterili “categorie”.

 Biografia dell'autore                              

Davide Rossi è nato il 18/01/1985 ed è cresciuto in un piccolo paese della provincia di Pavia, Sant’Angelo Lomellina.
Nonostante gli studi di natura prettamente scientifica, continua a coltivare due grandi passioni che lo accompagnano fin dalla tenera età: il cinema e la scrittura. La stesura di varie sceneggiature rappresenta dunque un’evoluzione naturale e una di queste, scritta a sei mani, risulta nel film “Benvenuti a casa Verdi” del 2013 (Muccapazza film).
Parallelamente all’esperienza cinematografica inizia una fase di sperimentazione che l’ha portato a partecipare a diversi concorsi letterari con racconti brevi, poesie e saggi.
"E alla fine c'è la vita" nasce in seguito, e dall’unione, di tutti questi percorsi.